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La sempre più estesa diffusione delle tecnologie anche negli ambienti educativi e formativi pone il problema del loro costo (economico, di competenza, di accesso) e del conseguente valore aggiunto che possono apportare alle esperienze di apprendimento in cui sono integrate. Nel campo dell’istruzione e della formazione il “valore” è rappresentato, principalmente, dalla qualità dell’esperienza di apprendimento vissuta dalle persone interessate (altri “valori” possono essere la facilitazione dell’accesso o l’abbattimento dei costi). L’uso didattico delle tecnologie è giustificato se dal suo uso si possono ottenere degli apprendimenti altrimenti ed a costi inferiori non ottenibili. Possiamo, sulla base della letteratura pedagogica contemporanea, definire formazione di qualità quella che produce apprendimento profondo (conoscenze stabili, applicabili, utilizzabili per realizzare attività e risolvere problemi), non produce “conoscenza inerte” ma applicabile in situazioni reali, consente di sviluppare una conoscenza da utilizzare come uno strumento per risolvere problemi, si realizza in una dimensione sociale, è centrata sulla persona che apprende (e non sui contenuti), richiede al soggetto che apprende di lavorare (costruire) con le informazioni date (e non una loro mera memorizzazione e ripetizione), attiva uno sforzo cognitivo, viene attivata dalla dissonanza cognitiva, consente di lavorare in contesti reali e con problemi altrettanto reali, affronta, attiva e sostiene la complessità del processo cognitivo, consente di costruire un senso personale delle informazioni ricevute.